Il ruolo del Front National e del M5S nel "gruppo misto" al Parlamento europeo PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano S.   
Lunedì 24 Marzo 2014 23:04

Poll Watch 2014 è un progetto che sta monitorando dall’inizio di marzo l’evoluzione dei sondaggi sulle elezioni europee in tutti i 28 paesi dell’Unione, stimando la possibile distribuzione dei seggi nel prossimo Parlamento europeo.

L’ultima proiezione, del 19 marzo, vede un testa a testa all’ultimo seggio tra Socialisti (214) e Popolari (213), e più staccati tutti gli altri gruppi presenti a Strasburgo negli ultimi cinque anni, con l’estrema sinistra che guadagna terreno rispetto a liberal-democratici e verdi. A crescere più di ogni altro gruppo è tuttavia quello dei cosiddetti “non iscritti”, un equivalente del gruppo misto presente nelle due camere del nostro parlamento. Rispetto ai 32 attualmente seduti in quella parte dell'emiciclo all’europarlamento, Poll Watch stima che dopo le elezioni di maggio ne saranno 90. Si tratta di un gruppo molto eterogeneo, che potrà rappresentare l’ago della bilancia nel caso in cui non dovesse concretizzarsi una grande coalizione tra Socialisti e Popolari (che al momento sembra, comunque, lo scenario più prevedibile).

Secondo Poll Watch, al momento 17 paesi su 28 eleggerebbero rappresentanti che andrebbero a sedersi tra i non iscritti. Ma sono appena due i paesi che da soli raggruppano più del 40% del totale dei 90 non iscritti: Francia e Italia. Secondo l’ultima stima, il Movimento 5 Stelle eleggerebbe 19 deputati e il Front National di Marine Le Pen 18 (dietro solo all’Ump di centro-destra). Per quanto riguarda il Front National, va detto che non aderisce al gruppo politico EFD al quale appartiene invece la Lega Nord, nonostante quest’ultima stia utilizzando i temi e soprattutto la figura di Le Pen per la propria campagna elettorale (soprattutto dopo il successo della leader della destra francese alle amministrative). Ma non è del tutto escluso che all’indomani delle elezioni possa crearsi un raggruppamento unitario tra l’attuale EFD (che secondo Poll Watch otterrebbe solo 33 deputati) e altri partiti di destra che al momento vanno a gonfiare le fila dei non iscritti (oltre al Front National, anche il PVV olandese, accreditato di 5 seggi, così come l’FPO austrico, mentre i Democratici Svedesi potrebbero ottenerne 2), ad eccezione però dei partiti filo-nazisti, che dovrebbero rimanere isolati (Alba Dorata in Grecia, l’NPD in Germania, lo Jobbik ungherese) e quindi quasi certamente restare nel “gruppo misto”.

Un discorso non troppo diverso potrebbe compierlo il Movimento 5 Stelle. Disperdere un congruo bottino di 19 eurodeputati nell’ininfluente “gruppo misto” potrebbe rivelarsi deleterio non solo sotto il profilo della sostanza dell’azione politica in Europa, ma anche sotto il profilo dell’immagine, perché, come si diceva, condividerebbe gli scranni con i partiti filo-nazisti, con i quali non ha evidentemente nulla da spartire. L’unica soluzione per evitare questo scenario sarebbe però quella di creare un gruppo unitario con altri deputati di formazioni assimilabili a livello europeo al M5S. In quest’ottica, bisognerà comprendere quanto stringenti saranno i vincoli alla “non alleanza” con nessun altro gruppo politico finora applicata in Italia. Se le maglie dovessero allargarsi (al momento è difficile prevederlo), potrebbe concretizzarsi un gruppo che rinuncerebbe al nome “cinque stelle” ma che potrebbe essere costituito nel Parlamento europeo grazie all’apporto di deputati eletti in altri Stati (per farlo, ci sarà bisogno di almeno 25 deputati in totale eletti in non meno di sette paesi: espungendo dal totale i 19 grillini, basterebbero appena altri 6 parlamentari eletti in altrettanti paesi). Movimenti politici in Europa in qualche modo affini al Movimento 5 Stelle non mancano: il partito pirata tedesco potrebbe eleggere 2 deputati, l’Upyd spagnolo – una nuova formazione al primo vero test elettorale, non collocabile nello schema destra-sinistra – altri 4, la Lista Hans-Peter Martin in Austria uno. In Repubblica Ceca, un deputato potrebbe essere eletto con la lista Alba della Democrazia Diretta, fondata da Tomio Okamura. Inoltre, sia dalla Lettonia che dalla Lituania potrebbe andare a Strasburgo almeno un deputato dei rispettivi partiti ambientalisti di estrazione agraria. È evidente che per costituire un gruppo unitario con questi movimenti, che nei propri paesi si muovono al di fuori dello schema destra-sinistra, sarà necessario da parte del M5S uno sforzo di mediazione, una ridotta propensione all’intransigenza, pur facendo pesare sul tavolo il peso numerico dei propri deputati. Ma il risultato potrebbe essere quello di un gruppo europeo tutto sommato omogeneo, almeno su alcune questioni principali, che potrebbe avere un proprio ruolo, diciamo pure uno scopo, nell’aula di Strasburgo. In caso contrario, il risultato del M5S alle elezioni europee finirà per pesare solo in prospettiva nazionale, relegando gli eletti a una sostanziale irrilevanza.

@StefanoSavella

Ultimo aggiornamento Lunedì 24 Marzo 2014 23:21
 
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