Il voto dei gruppi del Parlamento europeo sulla risoluzione Honeyball PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano S.   
Martedì 04 Marzo 2014 19:38

La scorsa settimana nella sessione della seduta plenaria del Parlamento europeo è stata approvata una risoluzione non vincolante che punta a punire i clienti delle prostitute. Come è accaduto per altri temi “eticamente sensibili”, la votazione è stata interessante perché in molti gruppi i deputati si sono espressi in ordine sparso.

La risoluzione su “Sfruttamento sessuale e prostituzione e loro conseguenze sulla parità di genere”, di cui è stata relatrice la deputata britannica Mary Honeyball del Partito socialista europeo, è stata fortemente appoggiata dalle organizzazioni abolizioniste come la European Women’s Lobby e da altre duecento Ong, mentre ha incontrato l’opposizione di altre associazioni come l’International Committee of Sex Workers.

Nella sua presentazione in aula della risoluzione, Honeyball ha sottolineato come «la prostituzione non è un lavoro qualsiasi, anzi, è assolutamente contraria al concetto di parità di genere». Nella risoluzione viene perciò considerato il «modello cosiddetto nordico, cioè quello usato per esempio in Svezia, in cui è l’acquirente della prestazione sessuale che viene criminalizzato. Questo sistema, è stato dimostrato, riduce i livelli di prostituzione: per esempio, dal 1991, anno in cui si introdusse questa legge in Svezia, la prostituzione si è ridotta della metà».

 

 

A favore della risoluzione si sono schierati il Partito socialista, il Partito popolare e la Sinistra Europea (GUE). Per quest’ultimo gruppo, ha preso la parola in aula l’eurodeputata eletta nel Partito comunista portoghese Inês Cristina Zuber: «La prostituzione è indiscutibilmente una forma di violenza brutale», ha affermato, e «impedisce alle donne di dare il loro contributo produttivo alla società». Contro la risoluzione ha invece preso la parola la deputata austriaca dei Verdi Ulrike Lunacek, già relatrice poche settimane fa della risoluzione contro l’omofobia, secondo la quale la risoluzione non distingue tra le donne vittime di tratta e quelle che si prostituiscono liberamente.

 

 

La risoluzione è stata approvata con 343 voti favorevoli, 139 contrari e 105 astensioni, ma all’interno dei gruppi sono stati numerosi i voti in dissenso. Il gruppo più coeso è stato quello del Partito popolare, con soli 12 voti contrari e 34 astensioni (tra cui 6 italiani: Matera, Rivellini, Zanicchi, Silvestris, Ronzulli, Scurria). Più alto il dissenso nelle file socialiste: 99 favorevoli, ma 34 contrari (tra cui Pino Arlacchi) e 18 astenuti (tra cui Domenici e Caronna). Ancora peggio è andata in altri gruppi, come quello dei liberal-democratici (31 favorevoli e 37 contrari) e dei Verdi (13 favorevoli e 28 contrari). Per quanto riguarda la divisione per paesi, com’era prevedibile Svezia e Finlandia hanno approvato quasi all’unanimità la risoluzione al di là dei partiti di appartenenza. Ma ciò è avvenuto anche da parte degli eurodeputati ungheresi, irlandesi, lituani e ciprioti. I contrari hanno superato i favorevoli soltanto nei casi di Austria, Belgio, Olanda, Germania, Lussemburgo, Portogallo e Gran Bretagna. Ventisette eurodeputati italiani hanno votato a favore e sei contro (oltre ad Arlacchi, anche i leghisti Fontana, Speroni, Morganti e Scottà e il filosofo Gianni Vattimo).

@StefanoSavella

Ultimo aggiornamento Mercoledì 05 Marzo 2014 12:06
 
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