EP2014: la bufala dell'Europorcellum PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano S.   
Domenica 23 Febbraio 2014 11:36

Da alcune settimane è montata l’indignazione contro il cosiddetto Europorcellum, ovvero la legge italiana per le elezioni europee. Ogni Stato dell’Unione ha infatti una propria normativa, che deve però tenere conto di alcune indicazioni contenute in una decisione europea del 2002.

Lo slogan adottato, Europorcellum, è sicuramente efficace. La legge elettorale nazionale da poco rivista dalla Consulta è l’emblema della cattiva politica, e negli ultimi anni si è parlato di “porcellum” anche per provvedimenti di altro genere ritenuti degli imbrogli. Ma il Porcellum, come tutte le leggi elettorali, contiene una pluralità di norme, non tutte automaticamente negative (l’impianto, ad esempio, è proporzionale, come l’Italicum e come la proposta di legge elettorale dei Cinque stelle, quindi in sostanza di tutto l’arco parlamentare). Le caratteristiche che nell’opinione pubblica hanno reso quella legge elettorale una “porcata” erano prevalentemente due: le liste bloccate (peraltro molto lunghe perché basate su circoscrizioni regionali) e il premio di maggioranza assegnato senza alcuna soglia minima alla Camera e su base regionale al Senato (rendendo la camera alta ingovernabile per due volte su tre).

La legge elettorale per le europee, al contrario, non ha le liste bloccate (si possono anzi esprimere tre preferenze) e non ha premi di maggioranza (come è giusto che sia, trattandosi di una competizione elettorale continentale e non nazionale). I listini bloccati esistono invece in 9 paesi europei su 28: Estonia, Francia, Germania, Grecia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Spagna e Ungheria (non sono quindi, come è evidente, una “anomalia antidemocratica” italiana). Perché allora chiamarlo Europorcellum? La definizione è stata ripresa da Monica Frassoni, leader di Green Italia, il nuovo partito ecologista italiano che si presenta sabato 1° marzo, e da Barbara Spinelli, promotrice della lista Tsipras.

Il problema, stavolta, è quello della soglia di sbarramento. Nel febbraio 2009, tre mesi prima delle elezioni europee, con un accordo tra Pd e Pdl la soglia del 2% fu elevata al 4%. Il 4% era anche la soglia del Porcellum per le liste uniche alla Camera, una soglia che la Consulta non ha giudicato incostituzionale e che quindi, se si andasse a votare domani, sarebbe ancora in vigore. Per quanto riguarda gli sbarramenti, la normativa europea afferma che gli Stati «possono prevedere la fissazione di una soglia minima per l’attribuzione di seggi» che non superi il 5%. Come per le liste bloccate, anche per gli sbarramenti i paesi dell’Ue hanno regole diverse. Lo sbarramento del 5% è presente in Francia, Repubblica Ceca, Lituania, Polonia, Ungheria, Romania, Croazia, Slovacchia e Lettonia. La soglia del 4% è presente in Italia, Austria e Svezia. Quella del 3% in Grecia e in Germania. Uno sbarramento per le formazioni politiche più piccole è quindi previsto nella metà esatta dei paesi dell’Unione, e l’Italia ha uno sbarramento inferiore a quello di altri nove paesi. In Germania, peraltro, lo sbarramento era fino a pochi mesi fa del 5%, prima che la Corte costituzionale accogliesse un ricorso (riducendo però solo di due punti la soglia, non abolendola).

Il ridicolo appellativo di Europorcellum è dunque interamente legato alla questione di uno sbarramento che si vuole eliminare o abbassare di un punto percentuale (come chiede Civati), ignorando la presenza di questa soglia in metà degli Stati europei. La richiesta è ovviamente legittima: si può giudicare la soglia «asfissiante», ma da qui a paragonare la legge elettorale per le europee alla legge truffa del 1953, come faceva Barbara Spinelli l’8 gennaio scorso, o al Porcellum di Calderoli, ce ne corre. Piuttosto di vaghi riferimenti alla rappresentatività, sarebbe utile che chi fa questa richiesta chiarisse che è una battaglia per la sopravvivenza della lista di cui ci si è fatti promotori. Spinelli, probabilmente candidata nel Centro Italia, teme evidentemente che il 4% sia una soglia troppo alta per la lista Tsipras (e se è così, vien da chiedersi con quali speranze intendono eleggere il leader di Syriza a presidente della Commissione, considerando i numeri non certo ampi su cui può contare la sinistra radicale nel resto d’Europa). Green Italia, scomparsa dai radar dei sondaggi, vorrebbe attutire così il divario spaventoso rispetto agli altri partiti ecologisti d’Europa.

Etichettare la normativa elettorale europea come un Porcellum serve certo a esasperare i toni, a mobilitare consensi, ma ha poco a che fare con la realtà. Nelle prossime settimane sapremo se i ricorsi presentati dall'avvocato Felice Besostri in alcuni tribunali italiani saranno accolti. Al di là delle soglie di sbarramento, sarebbe più utile affrontare la questione della rappresentanza di genere nelle liste, che al momento non è assicurata. Correzioni che vanno in questa direzione esistono in Francia, Belgio, Spagna e Portogallo. Al momento l’Italia prevede la doppia preferenza di genere alle elezioni amministrative, e la tripla preferenza senza obblighi in tal senso alle europee. Trattandosi in entrambi i casi di sistemi a liste “aperte” e non “bloccate”, sfugge il senso di questa difformità.

[Aggiornamento del 26/2: la Corte costituzionale tedesca ha dichiarato incostituzionale anche la soglia di sbarramento del 3% per le elezioni europee. Ad agevolarsi potrebbero essere soprattutto il movimento civico Freie Wälher, il partito pirata, sceso all'1% dopo aver sfiorato il 4% negli anni scorsi, e il partito neonazista. Difficile dire se anche le Corti di altri paesi potrebbero abolire le soglie di sbarramento nei paesi in cui sono previste. Di certo c'è che ciò aumenterà la frammentazione del prossimo Parlamento europeo e con essa il rischio di una grande coalizione PSE-PPE ancora più debole di quella degli ultimi cinque anni]

@StefanoSavella

Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Febbraio 2014 23:10
 
Joomla template by a4joomla

Informativa Questo sito utilizza cookies per monitorare l'attività web del sito. Per avere ulteriori informazioni, consulta la nostra cookie policy. Cliccando su "Agree" acconsenti all’uso dei cookie. Puoi prendere visione dell’informativa estesa sull’uso dei cookie cliccando QUI. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information