EP2014: i quattro scenari possibili dopo il voto PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano S.   
Domenica 16 Febbraio 2014 23:09

Sono quattro gli scenari che potrebbero verificarsi all’indomani della diffusione dei risultati delle prossime elezioni europee. A immaginarli è stato Christian Feustel, politologo di Business Europe, che sottolinea come il processo per arrivare alla nuova composizione della Commissione europea possa rivelarsi più lungo del previsto.

Dopo l’elezione dei 751 europarlamentari provenienti dai 28 paesi dell’Unione, spetterà al Consiglio europeo, presieduto da Herman Van Rompuy, nominare il candidato alla presidenza della Commissione. La nomina dovrà però essere approvata dalla maggioranza assoluta del Parlamento, quindi da almeno 376 deputati, anche se Feustel stima in 400 la soglia di sicurezza per una maggioranza stabile. Ogni scenario possibile deve però fare i conti col fatto che sarà pressoché impossibile, stando agli attuali equilibri interni ai vari paesi, che un partito politico europeo riesca da solo a raggiungere quota 400. Nel Parlamento uscente, il PPE, partito di maggioranza relativa, ha 275 seggi. Alle elezioni di maggio, appare certo un maggiore frazionamento del Parlamento europeo dovuto alla più forte presenza di movimenti euroscettici. Secondo la proiezione di un blog tedesco, al netto di qualche imprecisione riguardante l’Italia (non si considera lo sbarramento al 4%), i due partiti maggiori potrebbero avere circa 210-220 deputati a testa, i liberaldemocratici circa 80, i Verdi 40, la Sinistra Europea 50, i Conservatori 40, i movimenti nazionalisti di destra 60, gli euroscettici non schierati 50.

Il prossimo presidente della Commissione europea dovrà perciò trovare il consenso di una coalizione di partiti nell’aula di Strasburgo. Ma quale sarà questa coalizione? Ecco i quattro scenari ipotizzati da Feustel. Nel primo c’è la grande coalizione tra PPE, PSE e liberali, con la quale la presidenza della Commissione andrebbe al candidato del partito di maggioranza relativa (probabilmente il PPE, che lo sceglierà all’inizio di marzo nel suo congresso di Dublino; al momento sembra favorito il lussemburghese Jean-Claude Juncker), il leader del PSE Martin Schulz otterrebbe un incarico di rilievo (come quello di alto rappresentante dell’UE per la politica estera) e il liberale Olli Rehn la guida dell’Eurogruppo. Nel secondo scenario, il PSE non darebbe l’appoggio al candidato dei popolari (considerando che rispetto al 2009 i socialisti e democratici aumenteranno i loro seggi, mentre il PPE li ridurrà) e riunirebbe intorno a Schulz una coalizione che comprende sinistra radicale, Verdi e parte dei liberali. Ma la somma di questi quattro gruppi sarebbe appena sufficiente a raggiungere i 376 seggi, e ne sarebbero necessari almeno altri venti in libera uscita da altri gruppi per una maggioranza certa. Il terzo scenario prevede una scelta di compromesso che porterebbe alla presidenza della Commissione il leader dei liberali, il belga Guy Verhofstadt, oppure una lunga trattativa in cui i due partiti maggiori cercano maggioranze trasversali e disomogenee per il proprio candidato. Nel quarto scenario, il Consiglio europeo si potrebbe rifiutare di nominare il candidato che può contare su una maggioranza in Parlamento. Ciò potrebbe avvenire ad esempio, secondo Feustel, nel caso in cui il premier inglese David Cameron ponga il veto sulla nomina di Martin Schulz. In questo caso, il processo si bloccherebbe, e i leader dei maggiori Stati membri potrebbero, come scrive l’«Economist», nominare un presidente “tecnico”: in pole position, in questo caso, ci sarebbe Christine Lagarde, a capo del Fondo monetario internazionale ed ex ministro dell’Economia francese. Ma non è affatto scontato che il Parlamento ratificherebbe questa nomina piovuta dall’alto e in contrasto con quanto previsto dal Trattato di Lisbona.

Una postilla: tra le diverse soluzioni manca, ovviamente, la presidenza per il candidato della Sinistra Europea, Alexis Tsipras. L’estrema sinistra nel 2009 ha eletto 35 europarlamentari. Nel 2014 questo numero è probabilmente destinato a salire a 50 o 60, grazie al forte contributo di Syriza in Grecia, della Linke in Germania e di Izquierda Unida in Spagna. Ma con 50 o 60 eurodeputati su 751 non si elegge un presidente; nella migliore delle ipotesi (ma tutt'altro che probabile), si può contribuire a eleggere un presidente socialdemocratico come Schulz (sempre che il PSE diventi il partito di maggioranza relativa). Malgrado questo, è comunque di assoluto buon senso che in Italia le formazioni politiche e i movimenti di sinistra compongano una lista unitaria per superare lo sbarramento del 4% ed eleggere qualche eurodeputato, se non altro per evitare il bruciante risultato di cinque anni fa, quando non elessero rappresentanti né Rifondazione comunista col 3,4% né Sel col 3,1%.

@StefanoSavella

Ultimo aggiornamento Lunedì 17 Febbraio 2014 10:28
 
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